ESSERE “CAPACI”

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Sono passati venti anni da quel 23 Maggio 1992.
Alle 17:58 il Magistrato antimafia Giovanni Falcone sua moglie Francesca Morvillo, tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro persero la vita sulla loro auto blindata, a causa di una bomba composta da 500 kg di tritolo sistemata dentro ad una galleria scavata sotto l’autostrada A29 che collega Palermo a Mazara del Vallo. Gli esecutori materiali del delitto furono almeno cinque uomini fra cui Giovanni Brusca, persona che fisicamente azionò il telecomando al momento del passaggio dell’auto blindata del magistrato.
Questo è il triste riassunto di quel giorno…..

Ero poco più che adolescente in quei giorni…poco sapevo delle storie mafiose..delle investigazioni..di quel magistrato morto ammazzato..di cosa fosse la lotta alla criminalità organizzata…ma, quel giorno, vedere le immagini terrificanti della strage, vedere le facce del popolo Siciliano in primis e del resto d’ Italia poi..vedere quelle strane persone piene di rughe sulla fronte che ripetevano “lo stato lo ha lasciato solo, noi lo abbiamo lasciato solo” e polemizzare contro il Consiglio Superiore della Magistratura per le sue scelte, che per me era già un nome impronunciabile; incominciai a vivere da cittadino. (Uno di questi signori era Paolo Borsellino).
Ero poco più che adolescente in quei giorni…e poco sapevo del patto stato\mafia..poco mi importava se alcuni noti politici come Giulio Andreotti, Silvio Berlusconi, Salvatore Cuffaro e molti altri sarebbero poi stati ascoltati negli anni a seguire come persone informati sui fatti ed alcuni condannati, come Andreotti, ma che mai avrebbero fatto un giorno di prigione perché il processo andò in prescrizione…
Ero poco più che adolescente in quei giorni…quando vidi i funerali delle vittime ed ascoltavo la voce rotta di dolore della giovane moglie Schifani che perdonava gli assassini di suo marito ma solo però se si fossero messi in ginocchio…
Ero poco più che adolescente in quei giorni…ed ho capito che non bastava più guardare la televisione!
Oggi sono adulto…ho capito che non basta scrivere un articolo per denunciare uno stato mafioso..ho capito che non basta sventolare dentro casa i più propositivi ideali…ho capito che non basta solo parlarne con i ragazzi….ma ho anche capito che tutto ciò è necessario per rendere viva la memoria.
Ho capito che la mafia sono io anche quando chiedo un favore al politico di turno..ho capito che sono pure io mafioso quando contribuisco alla criminalità organizzata fumandomi uno spinello..sono mafioso quando cerco sempre la via più breve per arrivare più lontano..sono mafioso quando non pago le tasse…
Oggi sono adulto..ho capito che per parlare ai ragazzi dobbiamo esser credibili..ho capito che uomini di stato e non, sono morti con la convinzione che il loro lavoro sarebbe stato portato avanti da altri.
A noi piace pensare a Falcone uomo con questa frase:
“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”
Oggi sono adulto si, però non ho ancora capito perché giovani studenti, come quando lo ero io quel 1992, devono morire per mano di uomini di merda!

Diventiamo “Capaci” di non accettare più tutto ciò!

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