Imparando la nostalgia per il mare…

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10361034_10206583311091197_5580238008074220605_n“Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare la legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.”

Non è l’estratto di un tutorial per fabbricare imbarcazioni, ma una frase molto profonda di A. de Saint Exupéry ed è proprio con quest’ultima che abbiamo deciso di partire, o meglio, di sintetizzare quello che è venuto fuori da questi tre incontri, ma andiamo con ordine: Questo piccolo ma significativo percorso è iniziato in quel di Lucciano, presso la Casa della Solidarietà, dove abbiamo incontrato due ragazze torinesi dell’associazione di volontariato Acmos per parlare di un tema particolare: l’educazione. Il primo impatto è stato pressoché di conoscenza, con il classico “rito” della presentazione individuale di ogni persona ed è servito soprattutto per rompere il ghiaccio, successivamente invece ci è stata posta una questione: ci siamo mai sentiti di educare veramente qualcuno durante la nostra vita? Domanda molto più complicata di quello che può sembrare a prima vista, fidatevi, non a caso c’è stata quella che si può definire “una spaccatura di opinioni”, nel senso che secondo una parte, l’educazione è qualcosa di effettivamente difficile da fare quando non abbiamo la dovuta esperienza (con tutta la buona volontà di questo mondo possiamo al massimo esternare buoni consigli), secondo l’altra invece educare non è una vera e proprio chimera ed in fondo possiamo ritrovarci educatori quando l’occasione buona, o giusta, ce lo consente. Chissà cosa ne pensate voi.

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Dopo il pomeriggio e la cena tutti insieme, invece, abbiamo proseguito con l’incontro e ci siamo concentrati su vari quesiti: chi educa? E a cosa si educa? Come, in che modo? E perché? Tutto questo non è certo per fare il terzo grado, ma è per farci delle domande e approfondirle: deve essere per forza un genitore quello che educa? O può essere anche un parente più lontano o un amico? Quando educhi qualcuno, lo fai con una superiorità e rigidità da “tenente maggiore” o lo fai alla pari, da buon confidente e amico? A cosa educhi una persona? Le insegni principi sani che magari rispetti anche tu stesso? Insegni il tuo punto di vista o quello che consideri oggettivamente giusto? Come mai impieghi tempo per educare una persona? Senso del dovere o istinto che ti guida? Queste domande possono sembrare anche banali (o magari semplicemente troppe di numero) ma come ha detto anche una delle ragazze di Torino, in questo campo nulla è mai scontato, ogni piccola cosa è bene prenderla in considerazione. Dal nostro canto, ci siamo ritrovati ad affrontare queste domande scoprendo anche di più noi stessi, scavando dentro e tirando fuori spunti che sono molto personali, abbiamo potuto vedere il punto di vista di qualche mamma che era tra noi, anche perché diciamoci la verità: chi meglio di una madre affronta quotidianamente il tema dell’educazione? Sicuramente ci sono state varie opinioni, impossibile ragionare tutti nello stesso modo, ma il bello era proprio questo, confrontarsi tutti insieme con un unico obiettivo, collegato ad un’altra frase bellissima che è uscita dall’incontro: “Quando si sogna da soli è solo un sogno, quando si sogna insieme è l’inizio della realtà” Prendiamolo come spunto per partire e soprattutto proseguire: sogniamo tutti una realtà onesta e libera da corruzione e mali vari, collaborare insieme è sicuramente un passo significativo verso la realizzazione di ciò.

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