Per non dimenticare

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27 Gennaio 1945-27 Gennaio 2015

Esattamente settanta anni fa, ad Auschwitz (Polonia), le truppe sovietiche dell’Armata Rossa aprivano i cancelli del famoso campo di concentramento liberando i superstiti e mostrando al mondo la testimonianza di chi ha vissuto l’orrore di quel lager nazista.

“furono rinvenuti strumenti di tortura” racconta un sopravvissuto “oltre al lavoro estenuante nei campi senza cibo e senz’acqua, eravamo costretti a vivere sapendo quale sarebbe stata la nostra fine. In file ordinate ci facevano incamminare verso le camere a gas o i forni crematori. I corpi, ridotti in cenere, venivano utilizzati come concime e con le ossa veniva fatto il sapone. Quando andava peggio, ad aspettarci c’erano i laboratori dentro ai quali venivano fatti esperimenti: la sterilizzazione per le donne e l’evirazione per gli uomini erano i più comuni.”

C’era quindi una continua ricerca della “razza perfetta” e tutti coloro considerati di “razza inferiore” dovevano essere abbattuti o studiati per capire ciò che non andava. Chiunque fosse di una religione diversa, chiunque avesse diversi punti di vista, chiunque fosse di diversa etnia o orientamento sessuale non poteva essere ammesso a questo mondo. Gli omosessuali in primis dovevano essere esaminati, ci doveva pur essere qualcosa che scattava nel loro cervello malato per portare un uomo ad amare un altro uomo o una donna ad amare un’altra donna. Se eri diverso eri condannato, non avevi il diritto di essere diverso.

Il valore della vita era continuamente calpestato da principi che ancora facciamo fatica a comprendere, come si può torturare un corpo umano ancora vivo infierendo su di esso fino a ridurlo maciullato e senza vita? Non c’è spiegazione che ci possa far sentire a posto, mai niente e nessuno sarà in grado di dirci il perché di tutto questo male.

I campi di concentramento, ma ancor di più quelli di sterminio, sono considerati come i più grandi cimiteri d’Europa: si contano più di 6 milioni di persone uccise, 6 milioni di omicidi premeditati.

Al di là di quel filo spinato, al di là di quella scritta all’entrata “il lavoro rende liberi” usciva fumo di continuo e di tutto si poteva parlare tranne che di libertà ma nonostante questo ci sono voluti anni prima di mettere fine a questa barbarie, sempre che la parola fine sia mai stata scritta veramente.

Oggi abbiamo la fortuna di avere con noi i superstiti nonché testimoni di quella mattanza che, anche se tutti o quasi centenari, hanno ancora impresso negli occhi l’orrore e a parlarne gli sembra di sentire ancora quel dolore di quando da bambini hanno visto morire i propri genitori o i propri fratelli, di quando hanno visto persone coraggiose tentare l’impossibile pur di provare a salvare delle vite nascondendo gli ebrei nei conventi o nei rifugi sotterranei.

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Fa male, fa aumentare il battito cardiaco e il respiro si fa sempre più accelerato, ma loro ne parlano comunque. Vanno in televisione, scrivono libri, rilasciano interviste e finche possono si recano su quei luoghi ormai deserti e ricoperti dalla neve per rompere il silenzio e per far sapere la verità a chi ancora non crede che tutto ciò sia realmente accaduto.

Credo che la memoria sia l’arma più potente al mondo ed è importante portarla avanti nelle generazioni affinchè ognuno di noi possa parlarne senza paura ai propri figli che poi ne parleranno ai loro figli e così via… perché se le parole non passano di bocca in bocca alla fine svaniscono nel vento insieme a chi le ha custodite nei propri ricordi per tanti anni, se alle parole non viene data la giusta importanza tutto ciò verrà in breve tempo dimenticato invece noi abbiamo il dovere di non far dimenticare.

Non serve girarsi dall’altra parte, non serve pensare che tutto questo male sia impossibile, basta guardarsi intorno e se non saremo indifferenti ci accorgeremo che forse questo male è ancora tra di noi, in mezzo alla gente comune. Si sente in coloro che emarginano le persone grasse, quelle di colore, di diversa religione o cultura. Il male dilaga tra gli omofobi, tra tutti coloro che hanno bene in testa il concetto di “normale” e non accettano niente al di fuori di ciò. Il male c’è e si percepisce ogni giorno, ma oggi questo male può essere fermato. Possiamo aprire gli occhi, parlare, informarci, studiare e scrivere nella nostra vita le parole “mai più”.

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« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere»

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